Foto di qualità professionale con uno smartphone? Ecco come.

Bastano davvero pochi trucchi per imparare a scattare foto di livello quasi professionale con smartphone!
Chiaramente sono tantissime le variabili in gioco, tra cui:

  • tipo di sensore della fotocamera;
  • apertura del fuoco;
  • ottimizzazione software;
  • stabilizzazione

 

Non tutte le fotocamere per smartphone sono uguali. La differenza si può notare più facilmente nelle condizioni più difficili come la scarsa illuminazione e il movimento.

 

Quali parametri considerare quando si cerca uno smartphone con una buona fotocamera?

 
Innanzi tutto il tipo di sensore: esistono tecnologie e brevetti diversi a seconda del produttore, ognuno con le proprie peculiarità. Ad esempio, i Samsung Galaxy S7 ed S7 Edge sono dotati di un sensore dual pixel per migliorare rapidità e precisione nella messa a fuoco.

 

Un altro parametro fondamentale è l’apertura del fuoco: quel numerino che si legge accanto alla lettera “f” quando si parla di ottiche. Senza addentrarsi in tecnicismi, più quel numero è piccolo e più il sensore è in grado di catturare luce.

Se dovessi dare dei voti:

f/2.2: appena sufficiente;

f/2.0 sufficiente;

f/1.8 buono;

f/<1.8 ottimo.

Con f/<1.8 si possono scattare fotografie di buona qualità anche in condizioni di scarsa luminosità, abbreviando il tempo in cui il sensore deve rimanere aperto per catturare luce e riducendo anche il rischio di fotografie mosse.

 

L’ottimizzazione software è un altro parametro da non dimenticare. Ogni fotocamera è pensata per essere utilizzata con l’applicazione nativa, che spesso offre performance migliori e caratteristiche esclusive. Le applicazioni di terze parti possono essere utili nelle fasi di elaborazione e filtri, ma per lo scatto è sempre preferibile l’applicazione stock preinstallata.

 

L’ultimo parametro che considero qui è la stabilizzazione, che può essere ottica o digitale. È sempre preferibile che sia ottica, cioè ottenuta da un sistema meccanico di compensazione dei micro-movimenti. L’alternativa è un’elaborazione software.

 

Noterete che non ho parlato di megapixel. Il motivo è semplice: non sono così importanti! È assolutamente inutile avere foto grandi se sono state ottenute con sensori di scarsa qualità.

 

Una volta considerati questi parametri, passiamo alla realizzazione dello scatto.

 

  • Se possibile, scattare in modalità RAW

La modalità RAW è quella che permette di ottenere scatti senza compressione, a differenza dei formati standard come JPEG. In questo modo si ottengono immagini dalle dimensioni ben più generose (dai 20 ai 40MB a foto) che però possono essere elaborate con una maggiore profondità. Le maggiori dimensioni del file non sono necessariamente un aspetto negativo: spingeranno anzi a scattare con più parsimonia, magari dedicando più cura al singolo scatto. In ogni caso, date sempre un’occhiata alla memoria disponibile sul dispositivo, ricorrendo a servizi cloud se necessario! Una volta elaborato lo scatto con altre applicazioni, allora si potrà comprimere l’immagine. In questo modo si eviterà una doppia perdita di dati.

 

  • Occhio alla composizione

Un bello scatto spesso è anche uno scatto originale, però esistono alcune regole che è sempre bene osservare! Ecco qui 9 regole per migliorare la composizione di una fotografia secondo il fotografo Steve McCurry:

 

 

Mi raccomando: attenzione alle linee! Quello dell’inclinazione innaturale è un problema assai comune, specialmente quando si lavora più sui colori che sulla composizione. Scattare una foto al tramonto ed elaborare i contrasti cromatici può far dimenticare di raddrizzare un orizzonte inclinato: attenti a non cadere in quest’errore banale!

 

  • Una volta ottenuto lo scatto “grezzo”, scegliere le applicazioni per l’elaborazione

Io mi affido principalmente a Snapseed (Google Play, App Store) poiché a mio avviso è quello più completo tra i software gratuiti disponibili. Offre diverse funzionalità e filtri pre-impostati, di cui vorrei concentrarmi sugli indispensabili:

    1. sviluppa: permette di lavorare su tutti quei parametri che offre l’aver scattato in RAW, come esposizione, luci, ombre, saturazione, struttura, temperatura del bianco e tinta;
    2. calibra: solitamente da questo menu aumento leggermente la luminosità e la saturazione, e se lo scatto è stato effettuato all’ombra o al crepuscolo mi piace aumentare leggermente anche la temperatura per dare un tocco dorato all’immagine;
    3. nitidezza: è un parametro per cui il limite tra uso e abuso è molto sottile, che utilizzo specialmente quando fotografo architetture in modo da far risaltare i dettagli delle costruzioni;
    4. prospettiva: anche questo è fondamentale nelle foto di architettura per raddrizzare le facciate dei palazzi e aggiustare le prospettive inclinate quando si scatta dal basso;
    5. modifica selettiva: permette di sistemare delle aree della fotografia riconosciute automaticamente ed è molto utile in caso di squilibri tra parti sovraesposte e sottoesposte. Io lo utilizzo principalmente per sottoesporre il cielo in modo che non venga bianco nelle fotografie, giocando anche con la temperatura in modo che risalti l’azzurro;
    6. correzione: permette di correggere gli elementi di disturbo nelle fotografie (avrò eliminato almeno ventimila cartelli di divieto di sosta in questo modo).

 

Una volta ottenuto lo scatto elaborato, potete salvarlo in formato JPEG: in questo modo, avrete operato una compressione soltanto.

In sostituzione o aggiunta a Snapseed ci si può servire anche della celebre VSCO (Google Play, App Store), nota principalmente per i predefiniti che ormai sono diventati lo standard per la mobile photography. Di questi io apprezzo particolarmente i filtri A6, HB2 ed SE3, ma sono davvero tantissimi e ognuno ha i propri estimatori!

Adesso, con questi semplici trucchi, sono sicuro che sarete più vicini all’ottenere lo scatto perfetto per voi!
Conoscete altri trucchi per migliorare i vostri scatti?

 

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