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Corso accelerato per diventare un influencer garbato

Dopo che la notizia del corso di laurea per diventare influencer ha fatto il giro del web ho deciso di scrivere una mini-guida per chi si accinge ad entrare in questo mondo o già ne fa parte.

Si tratta di regole che uniscono buon senso, un po’ di esperienza e quanto basta di studio.

 
 

Influencer, chi sono?

 

Gli influencer sono delle personalità del web che diffondono sui propri canali contenuti digitali in grado di raggiungere un pubblico di ampiezza variabile.

L’influencer marketing è un’area del marketing digitale che prevede la creazione di contenuti promozionali commissionati da aziende che si avvalgono della collaborazione di influencer per ampliare la visibilità dei propri prodotti o servizi.

 

Influencer o content creator?

 

In realtà, preferisco il termine content creator rispetto al termine influencer, per evitare di far confusione tra una professione, quella di creare contenuti da diffondere online, e una conseguenza della professione, ovvero l’influenza che i contenuti hanno sul pubblico. 

 

Influencer, un complesso equilibrio

 

L’avere a disposizione un vasto pubblico non è sufficiente per intraprendere una carriera da content creator; le aziende che investono nell’influencer marketing tendono a favorire sempre più la collaborazione con professionisti della comunicazione digitale che riescono a preservare il complesso equilibrio tra la creazione di contenuti su commissione e il mantenimento di una sintonia col proprio pubblico.

Ecco dunque qualche suggerimento su come diventare un buon influencer evitando alcuni errori grossolani.

   

1. Non definirsi “influencer”

 

È bene non definirsi influencer col proprio pubblico, principalmente per due ragioni: in primo luogo, ciò mette in ombra il motivo per cui si è influenti, su cui è decisamente meglio concentrarsi.

Fotografi amatoriale o professionisti, blogger, appassionati di viaggi, esperti di moda: sono queste le informazioni da condividere; il fatto che le proprie passioni e le proprie competenze influenzino un pubblico è secondario.

Inoltre, definendosi influencer si corre il rischio di allontanare il proprio pubblico, ponendo un’asimmetrica distanza che rende più difficile la creazione delle dinamiche d’immedesimazione e rispecchiamento che potenziano il valore dei contenuti.

 

2. Mantenere una discreta professionalità

 

Quando si collabora alla realizzazione di campagne di influencer marketing è bene mantenere una discreta professionalità, senza dimenticare il delicato equilibrio tra le richieste di un’azienda e il valore della relazione col proprio pubblico

Le campagne di influencer marketing possono arrivare a danneggiare il rapporto col proprio pubblico se diventano fonte di auto-compiacimento, se tendono all’inganno, se sono martellanti.

In attività che prevedono product placement, ovvero quelle in cui i prodotti da promuovere devono essere ben visibili nei contenuti, può essere lo stesso committente a richiedere una presenza di oggetti massiccia e invasiva. Anche in questo caso è bene cercare una sintesi tra le richieste dello sponsor e i desideri degli spettatori, affinché il primo ottenga dei contenuti promozionali esteticamente piacevoli e i secondi non si sentano sfruttati come semplici oggetti di marketing.

 

3. Dichiarare la natura di una collaborazione

 

In alcuni paesi è obbligatorio per legge dichiarare la natura sponsorizzata di un contenuto, mentre in Italia attualmente sono presenti solo delle linee guida che indicano di rendere chiaramente visibile quando un contenuto è pubblicitario.

Non esistono regole univoche, ma nell’influencer marketing convenzionalmente si usano diverse formule per dichiarare la natura promozionale di un contenuto:

  • Utilizzo del branded content tool di Facebook e Instagram;
  • formula standard “In partnership promozionale con”, “in promotional partnership with”, “in partnership with” o similari in chiusura di un post;
  • formule “ad”, “adv”, “sponsored”, “#ad”, “#adv”, “#sponsored” o similari per contenuti commissionati con retribuzione;
  • formule “supplied by”, “gifted by”, “fornito da”, “#suppliedby” “#supplied”, o similari per omaggi e comodati d’uso.

È possibile tenersi aggiornati sull’argomento e approfondire il tema sul sito  dell’IAP – Istituto Autodisciplina Pubblicitaria.

 

4. Qualità, non quantità

 

Nelle campagne di influencer marketing si può andare incontro a richieste quantitativamente insostenibili.

Mantenere dei contenuti di livello qualitativo elevato richiede tempo e impegno, perciò è fondamentale negoziare i limiti entro cui si è disposti a collaborare. 

I prodotti non possono diventare gli oggetti principali dei canali di un influencer, anzi, devono sempre esserne un accessorio.

Facendo un paragone con la TV, nessuno spettatore accetterebbe di vedere un canale in cui la pubblicità occupa più spazio dei programmi.  Il web funziona allo stesso modo.

 

5. Avvicinare, non allontanare

 

Le campagne di influencer marketing efficaci sono quelle che avvicinano il pubblico e il content creator.

Evidenziare l’asimmetria nella relazione tra sé e gli spettatori può creare un’inconsapevole invidia che, alla lunga, farà perdere per strada gran parte del proprio seguito.

Condividere contenuti di moda, di viaggio, di cucina o di qualsiasi altro settore dev’essere finalizzato a ispirare, motivare, agevolare chi desidera vivere in prima persona l’esperienza che sta vedendo mentre ci osserva.

Il messaggio da trasmettere non è “io posso, e tu non puoi”, bensì “io posso, e puoi anche tu. E sono a tua disposizione per questo.”

   

6. Backstage sì, backstage no

 

Mostrare gli elementi umani dietro ad una collaborazione con un’azienda può essere un buon modo per permettere al pubblico di avvicinarsi, ma è sconsigliabile parlare pubblicamente di aspetti delicati.

Quindi, meglio evitare esprimersi manifestamente su budget, lamentele, difficoltà e ingiustizie legate al settore dell’influencer marketing.

Mantenere un alto livello di professionalità non significa tacere di fronte a ciò che non funziona del proprio ambiente di lavoro, ma trovare i luoghi e i momenti più adatti per prendere dei provvedimenti.

 

7. Fare due chiacchiere

 

L’attenzione al feedback del proprio pubblico è fondamentale.

Può essere difficile stare dietro e rispondere alle interazioni che avvengono sui propri canali, ma è un investimento di tempo che garantisce un ottimo ritorno: rende più soddisfacente e gradevole il proprio lavoro, gratifica il pubblico che percepisce l’importanza della propria voce da parte di una persona reale, migliora il coinvolgimento complessivo creando una connessione diretta con gli spettatori.

 

8. Vietato fare shopping

 

Gli addetti ai lavori capiscono a colpo d’occhio quando le statistiche di un content creator sono gonfiate, perciò è meglio non fare shopping di follower, like, visualizzazioni e interazioni fasulle.

Esistono diversi strumenti per valutare l’autenticità delle interazioni sui canali social, per cui è sempre bene non rischiare la propria reputazione giocando coi numeri.

Inoltre, i numeri sono sempre più considerati vanity metric, ovvero dati misurabili che non possono essere correlati col successo effettivo di una campagna di marketing.

Avere più follower non significa né essere più credibili né avere più possibilità di lavoro. Investire sulla propria credibilità è ben più saggio che investire sui numeri.

   

9. Fotografare bene, scrivere bene, parlare bene

 

Le aziende che investono nell’influencer marketing si aspettano dai content creator delle capacità comunicative che coinvolgono più aree: tendenzialmente è richiesta la capacità di creare contenuti con estetica e linguaggio coerenti e di buon livello.

A livello d’immagine, è fondamentale conoscere almeno le basi di composizione fotografica, editing e montaggio video, anche senza possedere strumenti di livello professionale. Ad esempio, ho scritto un articolo in cui parlo di come creare fotografie professionali con smarthpone.

Nell’influencer marketing le parole sono importanti al pari delle immagini.

È fondamentale esprimersi correttamente sia nel linguaggio scritto sia in quello parlato.

Anche le didascalie dei post, che possono essere di poche parole, devono essere scritte formalmente bene.

Ecco alcune semplici regole grammaticali per agevolare la scrittura di un testo formalmente corretto:

  • bisogna inserire uno spazio dopo ma non prima di un segno d’interpunzione;

  • i puntini di sospensione, di cui è sempre bene non abusare, sono solo e soltanto tre;

  • tra le virgolette e la parola virgolettata non si lascia nessuno spazio;

  • è consigliabile non abusare di punti esclamativi o interrogativi, limitandosi ad uno;

  • l’utilizzo di emoji può alleggerire un testo, ma può anche comprometterne la leggibilità, pertanto è bene farne un utilizzo moderato;
  • scrivere tutto in maiuscolo, nel web, è l’equivalente di urlare nella vita reale;

  • i plurali di parole straniere in italiano rimangono al singolare, pertanto è sbagliato dire di lavorare con brands o dare il buongiorno ai followers.

Per quanto un testo possa essere semplice, è sempre importante cercare di sintetizzare, riascoltarsi, leggere e rileggere anche una semplice didascalia prima di pubblicare un contenuto, perché gli errori sono sempre dietro l’angolo.

 

E dunque, vi è stato utile questo breve corso accelerato per influencer garbati?

Quali altri suggerimenti inserireste per completare la guida?

 

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Gianluca Fazio
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